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Alachis
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mwbqAlachis, noto anche come Alahis o Alagis (... – Cornate d'Adda, 689), è stato un duca longobardo, duca di Trento e duca di Brescia alla fine del VII secolo e usurpatore del trono dei Longobardi e d'Italia tra il 688 e il 689.
Contents
• Note
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Biografia
mwdgDuca di Trento, mwdwariano, si pose a capo della ribellione dei mweaLongobardi delle regioni nord-orientali del mweqRegno longobardo (l'mwegAustria, secondo la terminologia del tempo) contro re mwewPertarito, intorno al mwfa680. Probabilmente fu l'associazione al trono del figlio di Pertarito, mwfqCuniperto, a far divampare una rivolta che opponeva le istanze guerriere e religiose di una parte ancora consistente dei Longobardi (mwfgpagani, mwfwariani o aderenti allo mwgaScisma tricapitolino) alla politica dinastica, filo-cattolica e di pacificazione portata avanti dalla mwgqdinastia Bavarese incarnata da Pertarito e Cuniperto.
Paolo Diacono tace sulla sua religione ma è evidente la sua affiliazione all'arianesimo in base anche al non celato disprezzo che nutriva per il clero, una classe sociale di valori totalmente diversi rispetto a quello dei guerrieri longobardi e legati, come naturale, alla dinastia cattolicacite-ref-1[1]cite-ref-2[2].
Alachis, nel 678 circa, attaccò il conte dei mwjaBavari (a cui loro davano il titolo di gravione) che dominava su mwjqBolzano e altri castelli e lo sconfissecite-ref-zanella459-3-0[3]. Questo attacco era forse diretto a colpire dei possibili alleati cattolici della dinastia bavarese, anch'essi cattolici.cite-ref-4[4] Esaltato dalla vittoria, si ribellò al proprio sovrano e si fortificò nel castello di mwlgTrento. Perctarito lo assediò, ma venne sconfitto in una sortita che distrusse il suo accampamento e fece fuggire il recite-ref-zanella461-5-0[5]. Alachis era tuttavia legato da vincoli di amicizia al coreggente grazie alle quali salvò più volte Alachis dalle condanne a morte del padre. Egli quindi intercedette presso il sovrano allo scopo di raggiungere un accordo: Cuniperto insistette presso il padre per far sì che cedette ad Alachis del mwmwducato di Bresciacite-ref-zanella459-3-1[3], sicuro che in futuro il duca sarebbe stato prezioso per sé, nonostante il padre lo avesse avvertito che lui sarebbe stato la sua rovinacite-ref-zanella461-5-1[5]. La vicenda di Alachis costituisce l'unico caso di attribuzione di due ducati in una sola personacite-ref-6[6]cite-ref-7[7].
Quando, nel mwrq688, Cuniperto succedette a Pertarito, la ribellione divampò nuovamente. Alachis, spalleggiato dai bresciani Aldone e Grausone, approfittò di un'assenza del re per occupare mwrgPavia, capitale del regno, e costringere Cuniperto a rifugiarsi sull'mwrwisola Comacinacite-ref-zanella463-8-0[8]. Il governo di Alachis si dimostrò però presto oppressivo e tirannico alienandogli così l'appoggio popolare, soprattutto per la sua politica ostile alla mwtaChiesa cattolica e orientata a favore degli arianicite-ref-zanella463-8-1[8]. A seguito di un'incomprensione, Aldone e Grausone, convinti che Alachis fosse intenzionato a tradirli, convinsero Alachis ad andare a cacciare e di lasciargli la gestione del regno al suo posto, promettendogli la testa dello stesso recite-ref-zanella465-9-0[9]. Riuscirono quindi a convincerlo e lo allontanarono da così da Paviacite-ref-zanella465-9-1[9]. I due andarono sull'isola di Comacina, ottennero il perdono del re e gli promisero di aprirgli le porte di Paviacite-ref-zanella465-9-2[9].
Alachis, ormai scalzato dalla capitale, passò per mwxgPiacenza e andò nella parte orientale attraversando l'mwxwAddacite-ref-zanella465-9-3[9]. Qua assoggettò le città con la diplomazia o la forza: mwzaVicenza venne presa con la forza e costretta a legarsi ad Alachis, in seguito occupò mwzqTrevisocite-ref-zanella465-9-4[9]. Alachis, accampato nei pressi del ponte del mwagLivenza, nascosto nel bosco di Capulano, a quarantotto miglia da mwawCividale e sulla strada che andava verso Pavia, costrinse gli uomini friulani, che marciavano in ordine sparso e che volevano unirsi a Cuniperto, a giurargli fedeltà, intercettandoli quando erano isolati e facendo attenzione che nessuno potesse tornare indietro ad avvertire gli altri guerrieri in marciacite-ref-zanella465-9-5[9].
Nel mwcg689cite-ref-10[10] Cuniperto, grazie al sostegno della popolazione e del clero cattolici, fu in grado di allestire un esercito con il quale affrontò l'usurpatore nella mwdwbattaglia di Coronate, combattuta nella piana tra mweaTrezzo e mweqCornate d'Adda, lungo il fiume che segnava il confine tra Austria e mwegNeustria. Alachis, che si era alleato anche con Venezia, fu sconfitto e trucidato al termine della battagliacite-ref-zanella471-11-0[11]. La sua testa venne mozzata, le sue ginocchia spezzate e il suo cadavere rimase mutilato e informecite-ref-zanella471-11-1[11]. I friulani non intervennero a favore di nessuno dei due contendenti, ritornando in Friuli.
Aldone e Grausone
Dopo la ribellione, Cuniperto progettò, assieme al suo mwhwmarpahiscite-ref-12[12], di assassinare Aldone e Grausone. Secondo una legenda popolare riportata da Paolo Diacono, i due vennero avvertiti da uno spirito maligno a cui, mentre era sotto forma di moscone, il re aveva mozzato una zampa con un coltello nel tentativo di ucciderlo. Lo spirito allora venne incontro ai due nei pressi della basilica di San Romano mentre stavano per recarsi a palazzo nelle vesti di uno zoppo, che aveva un piede troncato e una gamba di legno fino al ginocchio. I due quindi si rifugiarono nella basilica nei loro pressi. Quando il re lo venne a sapere, accuso il suo mwjamarpahis di aver trapelato il complotto, ma egli si difese dicendo che era sempre stato accanto a lui e non aveva mai avuto nessuno occasione di far trapelare qualcosa. Attraverso un messaggero che faceva da tramite tra i due e il re, Aldone e Grausone rivelarono, in cambio del perdono, chi li aveva informati. Il re comprese quindi che il moscone era in realtà uno spirito maligno. Egli quindi perdonò i due e li trattò da lì in avanti come suoi fedelicite-ref-13[13]. Essi vennero sepolti in San Pietro di Beolco a mwkqOlgiate Molgora, forse in origine chiesa privata della famiglia: la struttura tombale e il corredo della sepoltura sono però oggi dispersi, ma è sopravvissuta l'iscrizione tombale, spezzata in più parti e reimpiegati nel muro di facciata dell'attuale edificiocite-ref-14[14].
Note
cite-note-22. ↑ mwogDelogu, mwowIl regno longobardo, collana mwpaStoria d'Italia, Volume I, Longobardi e Bizantini, Torino, 1980, p.mwpq 120.
cite-note-zanella459-33. ↑ mwqwPaolo Diacono, mwramwrqHistoria Langobardorum, V, 36 (mwrgmwrwZanella,mwsa p. 459).
cite-note-77. ↑ mwyqStefano Gasparri, mwygI duchi longobardi, p.mwyw 47, n.10.
cite-note-1010. ↑ La data è controversa; per mw6qJörg Jarnut la battaglia si combatté in quello stesso 688 (mw6gStoria dei Longobardi, p. 67), mentre i più la collocano nel 689 (cfr. Lida Capo, mw6wCommento, p. 557).
cite-note-1212. ↑ Traducibile in scudiero
cite-note-1414. ↑ mwaqiPaolo de Vingo, mwaqmLe forme di rappresentazione del potere e le ritualità funerarie aristocratiche nel regno longobardo in Italia settentrionale, in mwaqqActa Archeologica Academiae Scientiarum Hungaricae, 2012, n.mwaqu 63.
Bibliografia
Fonti primarie
• citerefzanella(LA, IT) Paolo Diacono, Storia dei Longobardi, introduzione di Bruno Luiselli, traduzione e note di Antonio Zanella, Milano, Rizzoli, 1991, ISBN 88-17-16824-6.
Fonti secondarie
• Lidia Capo. mwaq8Commento a mwaraPaolo Diacono, Storia dei Longobardi, a cura di Lidia Capo, Milano, Lorenzo Valla/Mondadori, 1992, ISBN 88-04-33010-4.
• mwariJörg Jarnut, Storia dei Longobardi, traduzione di Paola Guglielmotti, Torino, Einaudi, 1995 [1982], ISBN 88-06-13658-5.
• mwarq(EN) mwaruThe Cambridge Medieval History: Volume II: The Rise of the Saracens and the Foundations of the Western Empire - H. M. Gwatkin, J. P. Whitney (Cambridge University Press, 1926)
• mwarcSergio Rovagnati, I Longobardi, Milano, Xenia, 2003, ISBN 88-7273-484-3.
• citerefdbiHanno Helbling, ALACHI, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 1, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1960. URL consultato il 16 marzo 2019.
Voci correlate